Notti

Notti

Ho iniziato a scrivere da ubriaco. Ho iniziato a vomitare l’alcol sotto forma di parole e poco alla volta i pensieri confusi di una vita hanno preso forma fino a comporre qualcosa simile ad una piacevole melodia. Ho pubblicato il mio primo romanzo, ma l’idillio è finito quando la fama mi ha violentato prima che potessi scoparla io. Non è sano il motivo per cui ho iniziato a riempire i fogli bianchi di parole: ero giovane, alcolizzato di tristezza e scadente whisky, senza un posto nel mondo, vagabondavo tra noiosi locali, riempiti di sfigati, resi ancora più sfigati dagli sfigati che cercano di imitarli. Sono poi così diverso ora? No, affatto. Cosa ho più di allora? Una donna, Claudia, ma nulla che rasenti la stabilità; una donna sposata, più vecchia di me, non c’è nulla di più lontano dalla convenzionale definizione di sicurezza. Io vivo incatenato ai miei pensieri, lei è la mia ora d’aria, ma come per un carcerato, è solo l’illusione di poter essere libero prima di dover tornare tra le quattro mura della mia mente. C’è poco da fuggire via dalle ansie distruttive che mi attanagliano, ormai è come se volessi che siano queste a distruggermi: un lentissimo suicidio al sapore di tabacco e alcol. Ora è meglio dormire, stanotte la testa sta viaggiando troppo lontano, ma, finito l’ennesimo bicchiere, la voce dentro il mio teschio affievolisce. Meglio dormire, penso, domani è un altro giorno.

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