Paolo Pirani

Uno dei fotografi più affascinanti del 900 non stampò mai gran parte dei suoi rullini, e delle foto stampate, per quello che ne sappiamo nessuna ebbe un pubblico mentre era in vita. Vivian Maier (1926-2009) e la sua storia sono un grande punto interrogativo; non solo su lei, ma su quello che rappresenta.

Era una babysitter, una tata che ogni giorno scattava, foto su foto. Foto catturate nella vita quotidiana sulle strade metropolitane americane, ma anche nei suoi viaggi attraverso il paese ed anche fuori.

Il suo tesoro è venuto alla luce quando per poco meno di 400 dollari un agente immobiliare, alla ricerca di materiale per un lavoro su un quartiere di Chicago, acquista in un’asta una serie di scatoloni. Tra cianfrusaglia varia, trova anche centinaia di migliaia di scatti. La narrazione qui diventa spesso una favola: Maloof, lo scopritore, si rende conto del valore degli scatti e inizia a presentarli e venderli fino a quando la Maier diventa una superstar dall’altro mondo. In realtà le cose stanno un po’ diversamente  visto che inizialmente il signor Maloof non si rende nemmeno tanto conto di quello che ha tra le mani. Le prime foto le mostra su internet e da lì riceve il segnale di avere per le mani qualcosa che scotta. Da lì, risalito all’autrice, cerca di rintracciarla , solo per scoprire su Google che se ne è andata da poco. Vivian Maier è morta, ed è virale: combinazione interessante.

La sua vita è un richiamo al mistero. E proprio la sua vita particolare la ha resa famosa al grande pubblico; un personaggio pop, un cult. La sua fortuna, o meglio la fortuna del suo scopritore, è stata anche la storia che portava con sé oltre ai suoi scatti; almeno all’inizio. La tata dolce ma schiva, che conduce una vita tra le righe segnata da una passione per la fotografia. Una passione tanto maniacale quanto riservata. Una Mary Poppins munita di obiettivo che nel tempo libero cattura immagini incredibili, come per magia. Foto che non hanno nulla da invidiare agli autori famosi, scatti iconici che con stile sono precursori dell’idea stessa di street photography.

Viviamo di racconti, e l’arte ne è piena. La figura del genio a sua insaputa, un po’ pazzerello e misterioso, dell’artista solitario senza tanti fronzoli e una vita in qualche modo particolare, ci fa sognare. é roba da film, e non a caso Maloof ne produsse uno: Finding Vivian Maier. Ma forse tutto questo, ci fa perdere di vista la Vivian Maier originale e la sua nascita, come artista, post-mortem. Siamo offuscati dall’archetipo del fotografo misterioso, perso nel mucchio, che merita e viene scoperto da qualche ignaro tra scatoloni impolverati!

         “Fino a che punto siamo artisti o meno non lo possiamo dire con certezza né lo possono decidere gli altri” V.Van Gogh

Ed è facile perdere di vista la vera Maier, anche perché tutto quello che vediamo di lei sono cose che lei non ha mai voluto prima, e potuto oggi, farci vedere. Scelse di non pubblicare o pubblicizzare mai la sua passione. Il motivo vero non lo sappiamo; ci restano illazioni. Addirittura stampò solo una frazione rispetto ai chili di rullini che invece non sviluppò mai. Per questo gran parte, praticamente tutte, le fotografie che oggi troviamo sul web di Vivian, o abbiamo la fortuna di vedere a qualche mostra, sono immagini che furono nei suoi occhi solo il tempo di premere per lo scatto. Noi non sappiamo chi è lei, ma lei non sa minimamente cosa stiamo vedendo; e non semplicemente perché è morta.

Vivian Maier ci ha lasciato qualcos’altro oltre a foto bellissime. Tante domande. Cosa vuol dire essere un fotografo, e un artista in generale? Vivian Maier era una tata con la passione della fotografia o una fotografa che per sopravvivere faceva la bambinaia?  Quanti lavori magnifici sono perduti per una eccessiva riservatezza o chissà quali altri motivi? E quanti lavori mediocri, invece, adoriamo non per il loro valore reale, per la storia che racchiudono o per un eccellente sistema di promozione? Cosa fa di un artista, un artista? E quanto possiede ciò che crea?

Ma soprattutto: Vivian Maier d’oggi dove siete? Viviamo insieme la vostra arte.

Credits by: Vivian Maier

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