Schalk van der Merwe

“Il mio lavoro riguarda la vita. Questa vita. La vita di cui sogno. La vita che rimpiango. Sempre complessa, incompleta e mai spiegata. La mia arte può rispecchiare una bellezza estrema o una totale disperazione. Questo lo lascio da decidere a chi guarda.“

Da quanto dipingi? Cosa è cambiato da quando hai iniziato e cosa è rimasto lo stesso?

Da quando ricordo sono stato sempre coinvolto in qualche forma di creatività. Dalla recita scolastica, al disegno e alla pittura, ma anche studiando graphic design e cantando in una serie di band indipendenti negli anni ‘90…ho sempre trovato un modo per esprimermi. Alla fine degli anni ‘90 ho cominciato una carriera di 15 anni all’interno di una delle più grandi agenzie pubblicitarie in Sud Africa. Nel 2012 ho capito che dovevo trovare un nuovo sbocco per la mia creatività. Un mezzo che mi avrebbe permesso di esprimere la mia Verità senza compromessi. Credo sia stato questo il cambiamento più grande… ma dopotutto, sono queste esperienze tutte insieme che hanno fatto di me l’artista che sono oggi.

Il tuo lavoro viene fuori da un processo creativo opposto al rischio di “pensare troppo” al processo stesso. Cosa ci dice questo della tua idea sulla pittura?

Secondo me la creatività non dovrebbe affidarsi unicamente al processo cognitivo. Pensare troppo può complicare l’espressione dell’originalità e della spontaneità. Il lavoro fondato su un fine imprigiona in qualche modo l’obiettivo stesso, e questo può essere “liberato” nel momento in cui ci si abbandona alla tela bianca e si osserva ciò che essa può rivelarci.

Quello che faccio io è molto semplice: mi distacco dal mondo, non penso a ottenere nulla, trovo un luogo silenzioso – o caotico – nella mia mente e mi ci immergo. Una volta raggiunto questo stato, non controllo più il risultato. Cerco sempre di creare senza quell’inutile peso delle aspettative. Ma questo non significa che non penso alla mia arte…passo molto tempo a riflettere sul mio lavoro, ma mentre sono nel processo materiale di lavoro con la tela, cerco di rimanere il più possibile presente ed aperto a qualsiasi cosa mi si riveli in quel momento.

"Bemused Abused"
"Discombobulated"
"Mirror mirror"

Guardare i tuoi ritratti significa confrontarsi con emozioni forti. Cosa vuoi comunicare?

Ogni artista ha il proprio messaggio, la propria agenda. Alcuni possono trovare la propria Verità all’interno di pezzi molto concettuali, mentre altri trovano la stessa cosa attraverso la cultura contemporanea. Ultimamente io sono influenzato dal mondo e dalla comunità nella quale vivo. Un mondo davvero diverso da quello che conoscevo da bambino. Un mondo nel quale regna la gratificazione istantanea e tutto è come accelerato , transitorio e spesso privo di significato. Questo mondo è caotico, e mi rendo conto di esserne molto influenzato. Il pensiero contemporaneo spesso non incoraggia le espressioni veritiere. La società si aspetta da noi di rimanere in ordine e accetta malvolentieri il naturale fluire e rifluire delle emozioni umane. Di conseguenza queste emozioni spesso vengono filtrate, soppresse o magari rimangono nascoste in angoli bui dell’inconscio…mai da essere esplorati, discussi o espressi in alcun modo. Il mio lavoro riguarda la vita. Questa vita. La vita di cui sogno. La vita che rimpiango. Sempre complessa, incompleta e mai spiegata. La mia arte può rispecchiare una bellezza estrema o una totale disperazione. Questo lo lascio da decidere a chi guarda.

Quale è l’emozione principale che ti guida?

Una brutale onestà. Ogni giorno porta con sé qualcosa di inaspettato. Ogni quadro è diverso per me. È un campo di battaglia per le emozioni…dal dubbio, all’accettazione, all’estasi. I miei ritratti rappresentano un ampio ventaglio di emozioni e, spero, hanno la forza di evocare lo stesso nello spettatore. Se la mia arte riesce a raggiungere -a qualsiasi livello emozionale- una persona, allora ho già ottenuto abbastanza.

Un consiglio che avresti voluto ricevere prima nella tua carriera?

A dire  il vero ho ricevuto dei grandi consigli da un gallerista di Cape Town molto presto nella mia carriera: utilizza materiali di qualità; resta umile; non diventare compiacente; coltiva una forte etica del lavoro; sii sempre professionale e trova il modo di portare i tuoi quadri nelle case della gente in collezioni private!

Un artista che vuoi consigliare?

Jenny Saville. Sai, ogni tanto spunta fuori un artista che cambia ogni cosa. Per me Saville è uno di questi. Sostanzialmente ha cambiato il modo in cui gli artisti si approcciano alla pittura. Il suo stile ed il suo metodo ha ispirato un’intera generazione. La sua celebrazione del femminile in quei suoi giganteschi lavori è immensamente potente, e lo è in un modo naturale. Le dimensioni, la tecnica e il soggetto dei suoi lavori è rilevante oggi come lo era alla sua prima esibizione alla Saatchi Gallery di Londra. Un artista veramente ragguardevole che ha cambiato il modo in cui viene visto il corpo femminile nell’arte.

Prossimi progetti

Ho due esibizioni più in là quest’anno, a Londra e Los Angeles. I dettagli li fornirò presto sui social.

"Tender"

Credits: Schalk van der Merwe

Ecco alcuni contatti per seguire tutti i suoi lavori:

Website: https://www.svdmstudio.com/

Instagram: https://www.instagram.com/svandermerwe/

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