Paolo Pirani

Patricio Reig: “Le fotografie anonime, con le loro imperfezioni ed i loro sbagli, sono per me oggetti di grande interesse poiché l’antiperfezione è molto naturale. Preferisco un’opera nel quale intervenga l’incidente, una foto in cui avvenga il non previsto.”

Patricio Reig  è un fotografo che attraverso la ripresa di tecniche fotografiche e di stampa oggi considerate passate realizza lavori molto particolarissimi. Ecco l’intervista in cui spiega di più del suo percorso, la sua idea di fotografia, il rapporto che ha con i soggetti dei suoi scatti e molto altro.

I suoi lavori verranno inoltre esposti all’interno della mostra Mia Photo Fair a Milano (22-25 Marzo) nello stand MC2 gallery e in quello della casa editrice 5 Continents.

Ricordi il momento o l’episodio in cui è nata la passione tra te e la fotografia?

Non è stato un momento preciso, concreto, ma è stato il risultato di un processo, di un  avvicinamento a differenti tipi di arte, che avevano in comune, dal mio punto di vista, la medesima visione poetica. Sicuramente, mio padre che era architetto ma che amava molto anche la fotografia, mi ha stimolato ad avvicinarmi ad essa. La prima macchina fotografica -una Pentax- me la regalò lui. Continuo ad averla e ad usarla ancora oggi nel mio lavoro.

I tuoi lavori sono frutto di processi fotografici innovativi. Dove hai imparato queste tecniche? Da dove nasce questo desiderio di sperimentare? Come modifica il senso della tua fotografia?

Non sono in realtà sistemi innovativi , ma sistemi tradizionali che ho appreso e praticato sempre da autodidatta, cercando di approfondire la tecnica  che è la stessa tecnica dagli albori della fotografia.

Credo che l’importante sia non soffermarci solo sull’immagine ma bisogna osservare il davanti e il dietro per comprenderne la totalita. Dal mio punto di vista tutto è un processo e quindi tutto il processo mi interessa.

Donne. I tuoi progetti con soggetti umani hanno loro come protagoniste, con i loro volti, le loro mani, i capelli o altri particolari femminili. Come spiegheresti questa fascinazione da un punto di vista fotografico?

La donna mi ha sempre interessato molto come soggetto dei miei lavori. Mi identifico molto con le donne, le capisco più degli uomini – o almeno così penso. I ritratti psicologici delle donne mi interessano più di quelli degli uomini, non so perché. Le donne hanno un modo molto più chiaro e libero di esprimere i loro sentimenti. Mi piace molto la psicologia femminile per me, fotograficamente parlando, ha un potere molto simbolico, rappresentano l’essere umano nella sua complessita e completezza.

"Bautista"
"Tiempo fugado"

In un mondo in cui tutto è digitale e veloce, i tuoi lavori sono figli dell’analogico, della chimica e di altri processi considerati lenti e desueti. Cosa trovi in questi mezzi che non trovi negli altri?

La fotografia ha a che fare con la chimica e con la fisica, ma allo stesso tempo la fotografia è la poetica della luce. Il sistema tradizionale ti permette di attuare un proceso completo che è molto piu vicino alla realtà, sicuramente  più di quanto lo sia il sistema digitale. Per me la fotografia è  la manifestazione di qualcosa di chimico e fisico che si manifesta in un supporto cartaceo. L’idea della fotografia digitale invece ha una relazione con la rappresentazione dell’immagine più che con la fotografia. Il digitale cattura un’immagine, un istante, ma non è una fotografia perchè, come dicevo prima, la fotografia tradizionale inizia prima dello scatto dell’immagine stessa e prosegue anche dopo.

Cosa ci dice questa scelta del tuo rapporto con il tempo e il passato?

Per me il tempo passa troppo in fretta. È anche vero che il passato deve essere afferrato con le pinze, non si può rimanere in esso. Per me, il passato è semplicemente un elemento molto utile per capire il presente, per sapere da dove veniamo e come siamo arrivati al mondo (la famiglia, i tuoi nonni, i tuoi antenati, ecc.) C’è una parola portoghese, “saudade”, che non significa tristezza, ma è qualcosa che ti muove attraverso il passato.  Non che mi senta ossessionato dal passato ma lo tengo sempre in considerazione, perché è un elemento fondamentale per comprendere il presente.

L’utilizzo di materiali speciali o, come in Todas las mujeres son la misma, l’ampliamento delle immagini con l’inserimento di alcuni piccoli oggetti dà l’idea di un lavoro molto concettuale. Quali sono i paradigmi e le idee che più affascinano la tua creatività?

Una foto è molto piu che la rappresentazione di un istante, come dicevo, e molte volte il concetto che ne è all’origine non si vede ma è presente e costante. In questa serie (Todas las mujeres son la misma) il concetto da cui sono partito è che indipendentemente dallo scatto della donna, qualunque essa sia, quello che si rappresenta è la donna universale. Che è la stessa oggi come ieri e come domani, è la stessa sia che sia in giapponese cinese o europea. È un concetto molto borgiano. Nel poema TU, Jorge Luis Borge considera l’uomo come un unico essere: “Un solo hombre ha nacido, un solo hombre ha muerto en la tierra. Afirmar lo contrario es mera estadística, es una adición imposible”.

Qual’è l’artista che più ti ha influenzato? In che modo?

Sicuramente più che un artista plastico mi ha influenzato un musicista. Posso dire che  Bach ha influenzato la mia arte, mi piace il suo rigore e la sua universalità. Ci sono artisti del mondo della fotografia che sono particolarmente interessanti e che sono affini al mio pensiero sulla fotografia. Come Sally Mann che porta avanti una ricerca affine alla mia, lavorando anche lei con macchine fotografiche del secolo XIX. Un altro artista che ho incontrato nel mio cammino e che ha stimolato il mio lavoro è Boltanski, il quale lavorò sul concetto di memoria sugli oggetti dei campi di concentramento e sugli archivi di polizia.

Un artista in vita che vuoi portare all’attenzione di chi legge?

Piu che un artista mi piacerebbe portare l’attenzione ad un genere fotografico che reputo di grande interesse. Per una persona che è interessato alla fotografia consiglierei di consultare gli archivi di foto anonime. Le fotografie anonime, con le loro imperfezioni ed i loro sbagli, sono per me oggetti di grande interesse poiché l’antiperfezione è molto naturale. Preferisco un’opera nel quale intervenga l’incidente, una foto in cui avvenga il non previsto.

Macchine fotografiche alternative (tipo Pinhole, collodion umido e “papel salado”) sono tecniche in cui questo “incidente” viene considerato parte del processo e quindi viene legittimato.

Prossimi progetti?

Sto lavorando all’edizione di una mia antologia e questo progetto in qualche maniera mi dà la possibilità di dare unampio sguardo al mio lavoro fatto fin ora, imponendomi un momento di riflessione.

Allo stesso tempo continuo a dedicare tempo alla sperimentazione, facendo tentativi che mi permettono di esplorare i limiti e le possibilità della fotografia.

"Loto"
"Ojo de caracol"

Credits: Patricio Reig

Ecco alcuni contatti per seguire tutti i suoi lavori:

Website: http://www.patricioreig.com/

Instagram: https://www.instagram.com/patricioreig/?hl=it

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