Olga Krimon

Olga Krimon: “Bisogna avere qualcosa da dire. Il solo motivo per cui si diventa artisti è che si ha tanto da esprimere”

Ricordi il momento in cui hai capito che ciò che desideravi essere una pittrice?

È una storia fatta di diversi capitoli. Sono cresciuta all’interno delle accademie d’arte in Russia, ma a quel tempo non pensavo di riuscire a fare della pittura una carriera. Certamente non nel mondo delle belle arti… magari immaginavo di diventare un’illustratrice o una disegnatrice, ma in realtà non ho mai creduto a lungo nemmeno a questa opzione. Poi, proprio in quel periodo della mia vita, ho letto un articolo che riguardava la famosa casa d’aste Sotheby’s e iniziò a crescere in me il sogno di lavorare lì. Dopo il mio diploma in Storia dell’Arte al Davidson College, il sogno divenne realtà e ottenni il lavoro nella sede di New York! Certo, era un’esperienza incredibile, ma dopotutto non era ciò che desideravo realmente. A questo punto dovevo comunque sopravvivere economicamente in un paese straniero e  allora la mia vita prese una nuova svolta: un master in Business Administration (ndt MBA)…Nel frattempo però non ho mai smesso di dipingere e disegnare, mai. Sapevo che per me era un bisogno, una necessità e non potevo farne a meno, ma l’idea di farne una carriera era ancora di là da venire. I pochi che ci riuscivano, pensavo, erano certamente le persone più fortunate al mondo!

Poi d’improvviso mi sono resa conto che, o riuscivo in questo desiderio o, molto semplicemente, avrei smesso di funzionare. Dovevo farcela. E ho capito che questo era il fine di tutto il mio vissuto precedente. Ero finalmente al punto in cui ne avevo così bisogno; avevo così tante cose nella testa che dovevano andare su tela, che ormai tutto il resto diventava secondario. Non potevo tornare indietro…e ad oggi sono felice che la svolta sia avvenuta in questo modo: prima ho seguito altri percorsi, mi sono conosciuta… e solo poi trasformata in un artista grazie a questa sorta di chiamata! Più fai esperienze diverse, e più hai da dire come artista. E per questo oggi apprezzo così tanto ogni giornata passata a dipingere…è veramente un sogno diventato realtà.

Sei nata in Ucraina e non fai mistero di quanto il tuo lavoro sia influenzato dai giganti della pittura russa. Quali sono gli elementi di quello stile che più ti hanno influenzato?

Questa è un’ottima domanda. Prima di tutto, il loro senso della forma trasmesso attraverso un’attenta orchestrazione dei valori di chiaro e scuro. I loro dipinti erano principalmente basati su uno schema di valori, basta guardare a Repin per esempio. Ma Serov si è spinto anche oltre, introducendo molta più vibrazione e delle pennellate dense, quasi succose. Anche i paesaggi di Levitan secondo me sono costruiti su uno schema di valori, sebbene l’armonia dei colori sia magnifica. Questi maestri erano in grado di rendere le figure e i volti palpabili, così reali. Questo non era il risultato di una loro rappresentazione meticolosa. Piuttosto, della loro semplificazione.

In merito alla composizione, anche da questo punto di vista, il loro lavoro è eccezionale. Erano in grado di gestire i valori in tal modo che la luce descrivesse una forma specifica. Una volta che vedi queste forme, ti rendi conto di quanto sia semplice questo metodo in realtà. Le cose migliori sono così semplici, non sovraccariche di lavoro. Questo è quello che sto cercando di padroneggiare. Massificare le luci, avere un’idea chiara del movimento all’interno della composizione. Uno dei dipinti che più mi ha influenzata è il quadro di Repin “Ivan il terribile”, dove Ivan sta abbracciando il corpo di suo figlio (che egli ha appena ucciso. Una storia terribile, lo so). Guardate quanto si perfetta la composizione e il rosso – il rosso del sangue, il rosso del tappeto – quel rosso è spettacolare, e solo raramente è rosso puro. E una volta vicini vi rendete conto di quanto siano brillanti le pennellata, e di come abbia usato la texture della tela per creare tale realtà. Un’opera d’arte davvero potente. Si trova alla Tretyakov Gallery a Mosca, e vale un viaggio a Mosca solo per vedere il quadro. E poi c’è Fechin, che ruppe il colore in così tante linee, segni, tocchi, che sembra abbia attaccato la tela con una forza tale che ora ci torna indietro tanto che noi possiamo sentirne l’energia pulsante. Inoltre io ho vissuto e frequentato la scuola d’arte di Kazan; Fechin visse e insegnò a Kazan per anni, sicché il nostro museo possiede una collezione davvero bella dei suoi lavori. Apprezzo più questi suoi lavori che i dipinti più tardi realizzati negli Stati Uniti. La mia scuola applica i principi tradizionali dell’educazione artistica, così mi sento in qualche modo connessa con questi pittori tramite l’apprendimento dello stesso metodo.

"Guard" by Olga Krimon
"Almost monochrome" by Olga Krimon

Tra i due estremi di realismo e astrazione, tu dove ti poni?

Ah sono certamente in continuo movimento lungo questi due punti, soprattutto ultimamente. Dovessi scegliere mi metterei molto vicina al realismo, per la scuola che ho fatto e i lavori che ho realizzato fino a due anni fa. Poi direi che mi sono iniziata a muovere lentamente verso l’altro estremo, in particolare per quanto riguarda gli sfondi dei miei quadri. E poi mi sono fermata là per un po’, perché mi ero spinta troppo oltre con l’astrazione e mi sono rimessa in cammino verso il realismo.

L’anno scorso ho fatto parecchi esperimenti con l’astrattismo…roba di lancio di colori su tela, lavori con coltelli e tutto il resto! Questo soprattutto per lavorare sugli sfondi…e il risultato mi piaceva parecchio quando questo tipo di contrasto permetteva alla figura e al volto dei miei soggetti di essere ancora più realistico per contrasto. Poi però mi sono resa conto che mi stavo perdendo in sperimentazioni. Cercavo di essere qualcun altro? È una domanda con cui probabilmente si ha sempre a che fare.

La questione tra realismo e astrattismo è molto interessante. Il più alto livello di realismo è proprio quello, l’astrattismo! Prendi ad esempio qualunque dei pittori russi che ho nominato prima, o piuttosto Sargent o Zorn. Se fai un passo indietro davanti ai loro quadri, questi prendono prendono vita…ma se ti riavvicini, vedi l’astrazione delle pennellate, delle linee, dei contorni e di tutto il resto. Sono elementi puramente astratti. Un esempio perfetto in questo senso è la bambina in primo piano nel quadro di Sargent “Boit daughters”. Guardalo con attenzione: la vernice è incredibilmente spessa e densa…come si può dire che questa non sia una astrazione? Questo è il livello più alto di astrazione -quando da vicino è così lampante, ma si trasforma immediatamente in qualcosa di incredibilmente veritiero non appena te ne allontani. In questo senso credo che i due estremi dei quali parliamo si incontrano.

Ci sono molte figure femminili nei tuoi quadri. È  una scelta conscia? Da dove nasce?

Non ci avevo mai pensato. Dipingo anche i miei figli, a volte. E a dire il vero, anche nei lavori che faccio su commissione i soggetti non sono solo donne . D’altra parte, è vero, ritengo che nella lunga storia dell’arte figurativa, l’immagine femminile sia stata fondamentale. La bellezza del colorito della pelle, la grazia nel movimento…mentre ci rifletto mi vengono subito in mente “Bathers” o “Odalisque di Ingres, piuttosto che i quadri di Reubens…

Forse in effetti è più una rappresentazione inconscia dei miei sentimenti profondi, che vengono naturalmente fuori sotto forma di una figura femminile. Poi c’è anche un aspetto pratico: è più facile per me trovare modelle che modelli. Però, per quanto potrà sembrare strano, quando penso ad una composizione, la penso come un insieme di curve, diagonali e masse di colore su tela. So come la figura si inserirà nel contesto…ma può essere la figura di una donna, di un uomo o di un bambino. Insomma, so che tipo di silhouette voglio, e dove la voglio…solo dopo mi pongo il problema di quale sia il modello che mi serve.

Un tuo quadro a cui sei particolarmente affezionata?

Tra quelli più recenti, sono particolarmente legata a “Birthday Cake”. La composizione di quel quadro è completamente di fantasia, ed è apparsa sulla tela lentamente, un elemento dopo l’altro. È come se il quadro stesso abbia dettato cosa doveva esserci… e chiedeva quel tavolo, e che sopra ci fosse quella torta – e certamente questo era necessario per motivi di composizione, ma il contenuto  è cambiato con l’inserimento di questi elementi. Insomma, il quadro ha iniziato a raccontare una storia. E mi ci ha portato dentro.

Ci sono altri quadri a cui voglio particolarmente bene, per motivi diversi. Ad esempio sono grata ad “Ania” perché mi ha permesso di essere finalista nella Portrait Society of America e ha dato una svolta alla mia carriera. Poi c’è un piccolo quadro, “Blue”…un ritratto di mio figlio nel mio 2010 che vorrei tanto non aver venduto. È  uno di quei quadri in cui tutto si teneva insieme perfettamente, non aveva avuto bisogno di alcun ritocco…si era dipinto da solo. Imprime il carattere di mio figlio nella posa e nell’espressione facciale. Questo è decisamente il mio preferito emotivamente.

"Birthday cake" by Olga Krimon
"Winter" by Olga Krimon

Quali sono le caratteristiche della pittura contemporanea? Ci sono aspetti dello stile odierno che sostituiresti con qualcosa dal passato?

La pittura contemporanea realista, o la pittura contemporanea in generale? La mia risposta cambia. Ci sono così tanti approcci, così tante maniere uniche di vedere le cose. Amo questa varietà e amo il desiderio di sperimentare. Abbiamo così tanti materiali al giorno d’oggi e la tecnologia. Mi fa sorridere pensare che quando io ero una studentessa, anche solo utilizzare una foto come modello era una cosa mal vista. E oggi siamo qui con i nostri Mac, Iphone e tutto il resto. Mi ci è voluto molto tempo per sentirmi a mio agio con questi mezzi, ma ora non ne potrei più fare a meno (o i miei modelli mi costerebbero una fortuna considerando per quante ore mi servono!).

I fondamentali dell’arte figurativa contemporanea dovrebbero essere gli stessi di quelli che sono sempre stati. Gli artisti devono capire l’anatomia. E devono fare il percorso formativo lungo anni per padroneggiare il mezzo della pittura e soprattutto per essere in grado di vedere e catturare le forme. Solo una volta completato questo percorso possono scegliere di rompere con  l’impostazione classica, distorcere l’anatomia e creare astrazioni pure. Ma questo non può avvenire per una incapacità tecnica, ma solo come scelta conscia sulla base della propria visione e modo di interagire con il mondo. Non credo possa essere fatto in altro modo. Sarò vecchio stampo, ma lo credo veramente. Sia chiaro, non sto dicendo che un pittore debba per forza passare da un accademia (ma se potete, fatelo!)…indubbiamente con impegno e disciplina si può essere autodidatti, anche considerando tutte le risorse di cui disponiamo oggi. Insomma la formazione si può realizzare in tanti modi, anche non tradizionali. Il problema vero è che oggi in tanti vogliono fare gli artisti saltando le fasi necessarie per diventarlo. E, tranne pochissime eccezioni, credo che così pongano un freno alle loro possibilità.

La tua formazione in Business Administration probabilmente ti rende particolarmente incline a considerare l’aspetto commerciale dell’arte. Quali consigli daresti ad un giovane pittore che cerca di trovare la sua strada?

La vita di un artista non è così facile da predire, e certo non essere fatta rientrare nel tipico business plan, quindi posso dire che l’MBA non mi ha aiutato in questo senso. Ma quel tipo di formazione e gli anni di lavoro d’ufficio hanno certamente rafforzato la mia disciplina, mi hanno insegnato ad instaurare un certo tipo di relazioni con le gallerie e fatto acquisire una certa etica del lavoro.

Riguardo ai consigli…non so se dovrei darne, perchè ognuno prende strade diverse e la mia, ad esempio, non è stata quella che ci si aspetta tipicamente per una pittrice. Senza dubbio credo che spesso volte nella vita si dovrebbe pensare più a fondo a quello che si fa e perchè lo si fa. Suggerirei di entrare in questo campo solamente se questo ci appare come l’unico modo per sentirsi realizzati. È una strada molto dura, forse più dura di tante altre. Non è un percorso da prendere esclusivamente perchè in quel momento riteniamo che non avremmo successo in un altro settore. Dobbiamo tenere pronto un piano B. Lo so, può sembrare un discorso scoraggiante, ma in realtà non lo è… poi un’altra cosa importanitissima: bisogna avere qualcosa da dire. Il solo motivo per il quale si diventa artisti è che si ha tanto da esprimere. Se hai questa spinta, questo desiderio di esplorazione, e una continuo avvicendersi di idee nella testa…bè allora tuffati in questo mondo perché altrimenti la tua vita non sarebbe completa.

Ritieni che i social media abbiano anche degli aspetti collaterali negativi nel mondo dell’arte?

Voglio iniziare dagli aspetti positivi. Una delle cose migliori che mi sia capitata è Instagram! Scopro nuovi talenti quotidianamente: composizioni di artisti e fotografi che mi arricchiscono con il loro lavoro. E li posso raggiungere con un semplice messaggio. Mi piace il fatto che artisti e collezionisti interagiscano con i miei post, mi mandino messaggi e mi chiedano consigli. Certo, se non ci fosse Instagram troverenmmo un altro modo di comunicare, ma è diventato un mezzo innegabilemte incredibile.

Di effetti negativi me ne vengono in mente due. Il primo è una forma di “dipendenza” da social network. I social ci prendono tempo e sicuramente stiamo su IG più di quanto dovremmo! Il secondo è una percezione falsata del proprio valore in base ai like. Io apprezzo i like e i commenti sui miei quadri, come tutti. Ma allo stesso modo trovo spesso bellissime opere di altri artisti che di like ne ricevono ben pochi. Non dobbiamo finire per valutare un lavoro solo in relazione ai “mi piace” che ottiene…

I tuoi prossimi progetti?

Al momento ho 12 work in progress, e, mi sto trattenendo da iniziarne altri. Fino ad un paio di anni fa dipingevo uno o due quadri in contemporanea. Ma sono molto più le idee che mi vengono rispetto al tempo che passo a dipingere. E così inizio un nuovo dipinto mentre ancora sto lavorando al precedente e troppe volte mi capita di abbandonare dei pezzi a cui avevo dedicato già parecchio impegno perchè ora la mia testa è completamente su una nuova idea. Ci sono dei pro e dei contro a questo mio carattere.

Ad oggi sto lavorando a un nuovo portfolio e sto anche prendendo seriamente in considerazione l’idea di tornare ad insegnare in modo continuativo. Al momento faccio già dei workshop, ma quello che si riesce a trasmettere in un tempo così breve non è abbastanza.

Le mia prossima esposizione sarà al Cutter&Cutter di St.Augustine in Florida a marzo. Poi devo consegnare dei lavori alla Reinert Fine Art Gallery. L’obiettivo principale che mi sono posta per quest’anno è identico a quello degli anni precedenti: migliorare come pittrice, realizzare progetti più forti e continuare a crescere come artista. È un obiettivo che dura tutta la vita!

 

Per rimanere aggiornati sul lavoro di Olga Krimon ecco i suoi contatti:

Website: http://www.olgakrimon.com/

Instagram: https://www.instagram.com/olgakrimon/?hl=en

"That what I dream" by Olga Krimon
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