Nicolas Bruno

Le tue foto sono ispirate dalle allucinazioni che vivi a causa daela paralisi del sonno di cui soffri. Come descriveresti questa condizione a chi non ne ha mai fatto esperienza?

In genere le paralisi del sonno iniziano sempre con la risonanza di un ronzio. A quel punto mi sveglio e provo a muovere gli arti, ma mi rendo immediatamente conto che sono completamente immobilizzato ed incapace di combattere la situazione. Qualsiasi tentativo di scacciare con le urla questa situazione, o di combatterla in qualche altro modo, si rivela in un peggioramento dell’ansia e della paura che nel frattempo ti si accumula sul petto come fosse un sacco di cemento. La stanza inizia a pulsare e delle figure senza volto cominciano ad apparire dagli angoli della camera…fluttuano nella mia direzione o si piazzano ai piedi del letto. Sembrano utilizzare una forza telecinetica per alterare lo spazio ed iniziano a sbattere le porte, fanno cadere oggetti dalle mensole o mi afferrano per la gola. La stanza sembra riempirsi d’acqua mentre inizio a soffocare…e per tutto il tempo sento esplosioni e urla.

Dopo aver lottato per quelle che mi sembrano delle ore, mi riesco poi a liberare dalla paralisi e mi sveglio…tremando e ansimando!

In che modo la fotografia è  terapeutica per te? Quale è il processo che ti porta a realizzare uno dei tuoi scatti?

Attraverso la trasformazione in creazioni artistiche, ho trovato un modo per rimuovere lo stress sulla mia coscienza e ho permesso a questi pensieri, altrimenti intangibili, di esistere “al di fuori” della mia testa. Con questo processo ho trovato un modo per parlare delle mie esperienze, piuttosto che semplicemente tentare di descriverle. Inoltre il mio lavoro aiuta le altre persone che soffrono di questa patologia a trovare il coraggio per realizzare le proprie creazioni a partire da questi “sogni”, o magari per spiegare la loro situazione alla famiglia e agli amici.

Tengo sempre un quaderno accanto al letto per appuntare tutto non appena mi sveglio. Disegni, parole, descrizioni e altri stralci sono contenuti in questo faldone per aiutarmi a creare le basi per la mia prossima immagine. È fondamentale mettere subito tutto su carta non appena svegli per evitare il rischio di perdere il sogno durante il giorno.

"Attesa"

Le tue foto sono una cosa per te molto intima, quasi necessaria. Quale è invece la tua relazione con chi le osserva? Cosa vuoi comunicare?

Cerco di offrire una visione profonda del fenomeno della paralisi del sonno…per far capire alle persone che cosa vive chi ne soffre ogni notte. Uno dei miei obiettivi è ispirare altre persone affette da questa patologia a trasformare le loro esperienze negative in degli stimoli positivi per creare dell’arte.

Possiamo dire che la funzione terapeutica della fotografia può risultare utile a tutti?

L’arte, e in particolare la fotografia, può rivelarsi uno strumento molto potente come terapia. Le macchine fotografiche costano sempre meno e non serve chissà quale preparazione per utilizzarle ad un livello basico. Questo permette ad una persona con poca o nessuna esperienza di iniziare subito a sperimentare con questo mezzo e creare immagini che raccontino la sua storia. Gli autoritratti, ad esempio, possono aiutare a decifrare pensieri complessi e metterci a nostro agio con tutti quegli elementi che altrimenti ci stressano.

Hai mai pensato di portare la tua fotografia oltre i confini della paralisi del sonno? In che direzione vedi evolvere il tuo lavoro in questo senso?

Al di fuori delle mie serie sulla paralisi del sonno, mi piace creare immagini che combinano atmosfere fantasy e/o storiche con elementi narrativi. Questo tipo di lavoro può essere visto nel lavoro con Fell and Fair (un gruppo di artisti per i quali realizzo questi scatti). Per quanto mi riguarda, voglio realizzare scene più intricate, utilizzando la scultura e costumi particolari.

Chi sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

Guardo molto al passato per ispirare i miei lavori, in particolare al mondo Romantico dell’ottocento. Amo le opere di Goya, Caspar David Friedrich e John Atkinson Grimshaw.

Come giovane artista come descriveresti la tua relazione con i social media?

Personalmente ho costruito la mia presenza sui social attraverso una serie di video interviste, featuring e condividendo i miei lavori. Ho scoperto che aiuta molto lavorare con blog di piccole dimensioni, per una serie di ragioni: da una parte offro materiale per i loro utenti e dall’altro loro portano un pubblico sì piccolo, ma particolarmente attento, e molto spesso sono proprio loro a  definire il trend di siti ben più grandi. Passare almeno un’ora al giorno a cercare il sito giusto ti aiuterà a crescere online. Non sai mai se uno dei vari articoli che ti riguardano finisce per incuriosire il curatore di una galleria, un giornalista di un grande media o magari un potenziale cliente.

La tua foto a cui ti senti più legato? Perchè?

Il mio lavoro più recente “Attesa” è tra quelli nel quale più mi riconosco. Sono riuscito a rappresentare come mi sento in un preciso istante durante la paralisi: una figura è immobile stesa sotto un incudine tenuta unicamente da una corda che lentamente si sta rompendo a causa della candela che la brucia lì vicino. L’acqua raggiunge i miei piedi, e comincia ad alzarsi.

Ci sono molti simboli in questa immagine: l’incudine che rappresenta il peso che sento in petto, l’acqua che richiama la mia sensazione di annegamento ed infine la candela, che simboleggia l’ansia che mi afferra nel momento in cui mi sveglio, paralizzato.

Una colonna sonora per le tue foto?

Ascolto musiche molto diverse tra loro…anche perché sono un musicista amatoriale io stesso. Devo ancora trovare una colonna sonora particolare per i miei lavori, ma spero di lavorare presto con un compositore per creare qualcosa di specifico per il mio portfolio.

I tuoi prossimi progetti?

Al momento sto raccogliendo fondi per completare un progetto di realtà virtuale che mi auguro riuscirò a presentare questo autunno. Per il resto continuo il mio lavoro nel mio studio a Long Island!

Credits: Nicolas Bruno

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