Paolo Pirani

A cosa serve l’arte?  Non è una di quelle domande a cui è consigliabile rispondere a bruciapelo. Meglio prenderla alla larga…

Certamente dell’arte non possiamo fare a meno. Non esiste civiltà e non esiste epoca che non abbia avuto la sua espressione artistica. Non solo: non esistono paralleli negli altri animali alla necessità creativa della nostra specie.

Creatività artistica risponde alla natura umana, all’architettura universale della nostra vita psichica e sociale. A riprova è il fatto che tra culture diverse siamo in grado di riconoscerei fenomeni artistici altrui. Magari non conosciamo il “significato”, il messaggio o la funzione della maschera rituale o del disegno tribale che abbiamo di fronte, ma capiamo immediatamente che quello che cercano di trasmettere è in qualche modo speciale.

Ovviamente non sempre esiste questa connessione, e anche all’interno della stessa cultura non siamo sempre d’accordo su come stabilire cosa sia arte e cosa no: Caravaggio è arte come Le Fountain di Duchamp? Decidete voi, io non mi immischio   

Credits by: Marcel Duchamp

Ma da dove nasce questo bisogno umano? Nel progetto evolutivo non si possono spiegare  tratti umani fondamentali e ricorrenti come l’arte con un “tanto per”. Il perché è una domanda che non può rimanere in sospeso. Oltretutto i nostri simili non si sono mai risparmiati per realizzare le nostre opere. Energie, risorse e tempo sacrificato per cosa? Quale è il vantaggio evolutivo di questo tratto profondamente umano?

L’arte è innanzitutto un potente mezzo comunicativo e di volta in volta  è stata un medium efficace per messaggi diversi. Per glorificare i senatori romani, per convincerci della correttezza di un credo religioso, per invogliarci a comprare quelle scarpe o magari per condensare in un simbolo il rito di passaggio piuttosto che santificare la coesione sociale e tramandare inalterata una qualche tradizione.

“La dignità dell’artista sta nel suo dovere di tener vivo il senso di meraviglia nel mondo.” G.K Chesterton

Ma la creatività artistica non ha solo fini pratici così diretti. Risponde alla natura umana e all’architettura cognitiva di ognuno di noi. L’arte  tocca uno degli aspetti più immateriali e profondi della nostra vita: le emozioni. Stimolandole ci allena a distinguerle, coltivarle, riconoscerle in noi stessi e negli altri. Poi c’è l’immaginazione, un’altro tratto che ci ha portato come specie dove siamo oggi. E’ l’immaginazione che ci ha fatto organizzare la caccia al mammut, prendere in considerazione le alternative , creare ciò che prima era impossibile e arrivare al più fine dei pensieri astratti. con l’immaginazione abbiamo aumentato la realtà, abbiamo potuto sbirciare nell’impossibile.

“L’arte è la nostra nuova religione e i musei le nostre cattedrali” Theodore Zeldin

Insomma l’arte fa parte di tutti noi, artisti e non. Serve alla nostra mente, come stimolo a vivere o rivivere esperienze ed emozioni, come accesso a un senso trascendente dell’esistenza, come bilanciamento alle nostre mancanze, come collante dei nostri pensieri. Serve a renderci migliori, a sfogarci, a ispirarci, a ricordarci che non siamo soli e ad esprimere cose che non riusciremmo altrimenti. Alain de Botton nel suo libro “L’arte come Terapia” parla anche di questo quando si chiede quale sia la funzione dell’arte nella nostra vita, per ognuno di noi. Tra le varie letture che possiamo dare di un’espressione artistica arte (sotto il profilo tecnico, storico o magari politico) dovremmo sempre considerarla anche  sotto il profilo psicologico e personale:

“Ricavare qualcosa dall’arte non significa solo apprendere informazioni, ma anche esplorare noi stessi, essere pronti a guardarci in risposta a quanto vediamo” Alain de Botton in L’arte come Terapia. Tutti abbiamo bisogno di arte nella nostra vita,  e alla domanda “a cosa serve?” forse possiamo rispondere semplicemente: a me.  

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