Kre8

“Quello che conta è il contrasto. Voglio che ciò che creo sia facile da capira e da guardare”

Sei passato dai graffiti alla pittura. Cosa ti ha fatto fare questa scelta? C’è un avvenimento in particolare?

Volevo continuare ad evolvere come artista. I graffiti mi hanno dato il senso di cosa voglia dire esprimersi. Perché è questo quello che insegnano: crea la tua strada e rompi le regole del mondo dell’arte. E più rimani fuori dall’attenzione pubblica. Per come la intendo io, l’arte in senso classico invece significa voler essere visti dal maggior numero di persone possibili. Ho sentito il bisogno di condividere la mia storia e la mia idea di come vorrei fosse il mondo. Oggi non faccio più graffiti, ma avrò sempre una bomboletta in mano.

Molti considerano ancora i graffiti come poco più che vandalismo. Come proveresti a convincerli del contrario?

Questa è una domanda difficile! I graffiti sono un linguaggio a sé. Non sono fatti per essere capiti. Penso siano la migliore forma per esprimersi perché insegnano che il tuo nome è tutto. Credo che i graffiti siano una sorta di maschera per l’artista che vuole rimanere dietro la scena. Non ci sono regole in quel mondo, ma solo un ordine: rompi quante più regole possibili e il pubblico non potrà far altro che seguire.

Dici che Dalì ha cambiato la tua percezione dell’arte. In che modo? Quale sono gli aspetti di questo artista a cui sei più legato?

Una delle cose che Dalì sostiene è che ciò vedi non è sempre veramente quello che guardi. Lo disse riflettendo su una cimice, che pure se era un insetto, sembrava una foglia. Un’altra sua affermazione che mi ha sempre colpito molto è di non puntare mai alla perfezione, perché è irraggiungibile. È tutta la sua personalità ed il suo carattere in realtà che mi affascina.

La tua serie “Faceless” affronta il tema dell’identità. Cosa ti attira di questo argomento? Come lo affronti nei tuoi lavori?

“Faceless” parla della vanità del mondo nel quale viviamo…se non sei abbastanza “carino”, non sei importante. Credo che la società spinga l’idea che se sei inadeguato esteticamente non sei all’altezza di qualcun altro che lo è. E poi che l’occhio non mente mai.

Così io non dipingo i volti, in modo da elimianre gli elementi per giudicare, ed il mio lavoro può essere visto unicamente per ciò che è, ossia la celebrazione della mia passione.

I tuoi quadri hanno una ricorrente esplosione di colori su uno sfondo piuttosto grigio. Cosa ci dice questo della tua idea di arte?

È piuttosto semplice: il grigio ed il nero dello sfondo rappresentano il mondo in cui viviamo. In questo mondo va bene andare contro la legge se si è qualcuno di importante, mentre è pericolosissimo per tutti gli altri…per questo lo sfondo c’è ma non c’è allo stesso tempo. I colori invece rappresentano noi come persone, come luce nel mondo. Siamo tutti fatti per brillare in qualche modo.

I tuoi quadri sembrano nascere dalla giustapposizione di tecniche diversissime. Puoi dirci di più del processo dietro ai tuoi lavori?

Quello che conta è il contrasto. Voglio che quello che creo sia facile da capire e da guardare. Bisogna sempre tenere a mente che ciò che conta non è quanto bene si sappia dipingere, ma quanto quello che si realizza riesca poi ad essere fatto proprio da chi osserva…e a rimanere in qualche modo in lui.

Prossimi progetti?

Al momento sono in tour con la Park West Gallery, sto facendo un evento al mese in tutto il mondo…

Credits to: Kevin Vigil aka Kre8

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