Paolo Pirani

Kevin McGloughlin: “Dobbiamo sapere che non sappiamo nulla. Galleggiamo nel cosmo senza la minima idea di dove ci troviamo e dove stiamo andando.

Kevin McGloughlin è un visual artist e regista irlandese che ha realizzato “Echo”, un lavoro molto particolare creato utilizzando una selezione di immagini da Google Earth. Oltre a questo suo ultimo progetto, collabora spesso con il musicista sperimentale Max Cooper  e ogni sua creazione ha un marchio inconfondbile.

In questa breve intervista ci spiega il suo rapporto con l’arte, con le piattaforme di user generated content e il filo conduttore della sua creatività. Buona lettura

Quale è il tuo percorso?

Sono un artista autodidatta e regista. Ho iniziato dipingendo per poi dedicarmi alle immagini in movimento

Come ti sei affacciato nel mondo dell’arte? Quando hai deciso che questo era il tuo spazio?

È passato troppo tempo. Ho sempre desiderato essere un artista, e mi sono anche sempre considerato tale… Da quando riesco a ricordare, ho sempre saputo di esserlo. Se non faccio le cose creativamente in qualche modo non mi sento apposto. Ed è così da sempre. Come professione non è molto tempo. Più o meno da quando le persone hanno iniziato a pagarmi per il mio lavoro. Ma è da molto prima che il mondo dell’arte è il mio spazio. Sarei disposto a pagare per fare quello che faccio se non venissi pagato a mia volta…e questo è una bella fortuna!

Cosa ti ha catturato del videomaking? Cosa ti senti di riuscire a fare con il video che non potresti realizzare in altro modo?

Penso che il video sia un mezzo molto importante nel nostro tempo. È molto accessibile e relativamente nuovo e quindi in questo campo ci sono continui sviluppi e un grande potenziale per le idee innovative. Inoltre penso che il video possa contenere e rappresentare praticamente ogni forma d’arte “organica” poiché si può utilzzare la vita reale e catturare cose in un modo totalmente autentico. 

Epoch è un gran bel lavoro. Da dove nasce l’idea?

Grazie! Certamente  è da un po’ di tempo che mi dedico molto sul concetto di dimensione e tempo. Il mio lavoro più recente in questo senso è “Death of a Muse”, commissionato per un’esibizione oltre ad essere un video musicale per la splendida traccia “DOAM” di Talos. Percepire le dimensioni delle cose in un modo che ci disorienta è un via per meglio comprendere la nostra situazione. Dobbiamo sapere che non sappiamo nulla. Galleggiamo nel cosmo senza la minima idea di dove ci troviamo e dove stiamo andando. Epoch nasce da questa idea.

La tecnica che ho utilizzato per realizzare questo video mi è venuta in mente osservando il lavoro di un paio di persone. Innanzitutto mio fratello gemello Paraic, il quale ha creato un pezzo chiamato “Arena” utilizzando una tecnica simile. Poi il lavoro di Gerco de Ruijter e Conor Griffith anche sono stati un notevole spunto.

Quale è il messaggio?

La terra è fragile, e anche noi lo siamo.

Quale è il tuo processo creativo?

Come per ogni cosa, tutto inizia da un’idea che poi si sviluppa. Tutto quello che faccio è molto semplice e spesso implica una serie di passaggi elementari. Lavoro per ore e mi impegno totalmente in quello che faccio. Probabilmente in modo ossessivo delle volte!

Utilizzi con successo piattaforme di user generated content come Vimeo. Questo accesso gratutito ad un pubblico enorme come ha cambiato il mondo dell’arte?

Guarda, sinceramente per me Vimeo è stata una benedizione. Essere in grado di condividere le proprie creazioni su queste piattaforme è sostanzialmente vitale. Se ci affidassimo unicamente alle proiezioni, il mondo del video sarebbe incredibilmente più primitivo di quanto lo sia oggi. È un continuo susseguirsi di novità, tutto va ad un tale velocità, che le persone superano costantemente i confini di questo media. Ed è per questo che queste piattaforme sono così importanti: gli artisti possono esibirsi senza una galleria alle spalle, e ogni cosa condivisa ha un enorme possibilità di interazione. Gli artisti sono diventati i propri galleristi…e questo è abbastanza liberatorio!

I tuoi video sono quasi sempre accompagnati da musica e suoni scelti con attenzione. Quale è il tuo rapporto con la  musica? Qualche consiglio per i lettori?

Ho avuto l’onore di lavorare con alcuni grandi musicisti. La persona con cui collaboro di più è Max Cooper, che è anche uno dei miei artisti preferiti. L’album “One hundred billions sparks” è un must insieme al resto della sua musica. Pearse McGloughlin è mio fratello gemello…ed è anche un musicitsta con cui sono in sintonia. Ora lavora a delle nuove tracce e l’ultimo suo pezzo uscito è “Ag Ól, Ag Ól ag an Garbhóg.’ Amo questa traccia…ed è anche nella mia lingua (gaelico ndt). Molto presto faremo qualcosa insieme!

I migliori alleati nel tuo lavoro?

La nicotina e il caffè!

Prossimi progetti?

Un nuovo lavoro con Max Cooper. Sarà una installazione incentrata sull’idea di infinito e costruita appositamente per il teatro Barbican di Londra.

Video Credits: Kevin McGloughlin

Per seguire Kevin c’è il sito , la sua pagina Instagram e Vimeo

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