Paolo Pirani

Un fotografo che ha fatto la storia, la Storia che ha fatto un fotografo

Josef Koudelka è tra i più grandi fotogiornalisti del ventesimo secolo. Nato nel 1938 ama la fotografia dagli inizi ma è solo fin quando è quasi trentenne che si dedicherà a questa completamente. Nell’arco di un anno la coincidenza con la storia lo trasformerà nel Prague Photographer (lo pseudonimo con cui firmava le sue foto per timore di rappresaglie).

Non a caso infatti il suo scatto più famoso è quello che segna l’invasione sovietica delle Cecoslovacchia. In primo piano il suo polso con sopra un orologio, affacciato su una strada deserta di Praga è una composizione che geniale, che cattura il senso dell’anticipazione; pensare che solo un anno prima aveva deciso di lasciare il suo lavoro come ingegnere per dedicarsi alla sua passione a tempo pieno

Durante il suo primo anno da fotografo Koudelka aveva aperto con una serie che era un tuffo nel mondo gitano . Questo lavoro tra il 1962 e il 1972 confluirà in Gypsies, un’esplorazione all’interno di una comunità sparsa per il mondo, fragile a causa della sua natura nomade e perchè discriminata ma allo stesso tempo forte nella sua capacità di tramandare la propria identità.

Probabilmente Koudelka si riconosceva in questo tipo di esperienza: dopo l’invasione sovietica del suo paese si autoesilia, e la sua vita si trasforma in un nomadare senza fine. In un’intervista così ha descritto il suo rapporto con l’esilio, il viaggiare e l’appartenenza: “Ogni esilio è diverso, è una esperienza personale. Io volevo vedere il mondo e fotografarlo. Sono quarantacinque anni che viaggio. Non sono rimasto in alcun luogo per più di tre mesi. Nel momento in cui non trovavo più nulla da fotografare, era giunto il momento di andarsene.”

Credits by: Josef Koudelka

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