John Reuss

“Credo che l’arte sia un linguaggio eccezionale per rappresentare tutto ciò che rimane tra le righe, per le cose che non si riesce a spiegare o che non possiamo tradurre in parole. Per me una parte importante dell’arte è comunicare l’intangibile e i propri sentimenti.“

Come hai iniziato a dipingere?

Lo facevo già da bambino…come la maggior parte giocavo con pennarelli e pastelli. Ho avuto il mio primo set di colori ad olio quando avevo all’incirca dieci anni, e questo non ha fatto che accrescere il mio interesse. Insomma, dipingere è un qualcosa che fa parte della mia vita dall’inizio. La parte “seria” di questa avventura però non è iniziata che molto dopo…per moltissimo tempo ho dipinto esclusivamente per me stesso, senza mostrare niente a nessuno.

Quali sono stati i maggiori punti di svolta nella tua carriera? Quali le soddisfazioni più grandi?

Sai, di punti di svolta ne ho vissuti parecchi, sotto profili diversi: dall’essere ammesso dalla giuria a partecipare in qualche esibizione, fino ad ottenere il primo accordo con una galleria. Poi ci sono anche alcuni dei miei quadri, che sono stati per me delle pietre miliari nello sviluppo della mia tecnica e capacità espressiva. 

La soddisfazione più grande è quella di aver incontrato delle persone che sono toccate dal mio lavoro. Sono passato dall’essere una persone impaurita nel mostrare i propri quadri ad apprezzare e godere dell’effetto che il mio lavoro ha sugli altri!

Il tuo lavoro è caratterizzato dai contrasti…cosa ci dice questo della tua idea di pittura? Come si riverbera nella tua vita quotidiana?

Immagino dica parecchio di come percepisco la composizione e l’attrazione visiva…Io applico il contrasto su livelli molto diversi: dall’uso di colori contrastanti allo scontro tra forme dolci contro superfici dure o attraverso l’incontro tra pennellate molto espressive con astrazioni geometriche.

Non so se questo contrasto dica qualcosa della mia vita privata, o almeno non più di quanto direbbe della vita di chiunque. Dopotutto è parte della condizione umana vivere nel contrasto…dalla gioia alla depressione, dalla vita alla morte…

La psicologia gioca un ruolo importante nella tua arte. Cosa vuoi trasmettere con i tuoi quadri? Quale credi sia il ruolo dell’arte in questo senso?

Sì, certamente la psicologia, i processi cognitivi e le questioni esistenziali giocano un ruolo fondamentale nel mio processo creativo e nel mio lavoro. Il tema principale dei miei quadri è probabilmente l’alienazione: la sensazione di non appartenere a nessun luogo, di sentirsi abbastanza estranei in questo mondo, in un contesto sociale o magari all’interno del proprio stesso corpo.

Credo che l’arte sia un linguaggio eccezionale per rappresentare tutto ciò che rimane tra le righe, per le cose che non si riesce a spiegare o che non possiamo tradurre in parole. Per me una parte importante dell’arte è comunicare l’intangibile e i propri sentimenti. Allo stesso tempo penso l’arte sia il mio modo per entrare in contatto con gli altri mentre conosco me stesso e affronto le mie problematiche.

Dichiari che “ridipingere alcune parti, fare errori e perdersi sono delle parti molto importanti del mio processo creativo”…quanto credi che la paura dell’errore – e la paura in generale- limitano la nostra creatività? Che consigli daresti per superare questo fattore?

La paura di sbagliare è una cosa su cui ho dovuto lavorare parecchio prima di superarla. O, dovrei dire, per imparare ad accogliere gli errori errore. È una questione su cui rifletto molto ancora oggi e cerco di non essere troppo razionale durante alcuni passaggi mentre dipingo. Penso sia importante per un artista riuscire a trascendere alcuni pensieri troppo meccanici e invece lasciarsi andare al proprio ritmo, almeno in alcune parti del proprio lavoro.

Il mio consiglio è di cercare di abbandonare la reverenza che abbiamo per le nostre creazioni e non aver paura di essere un po’ pasticcioni e totalmente ridicoli…sono cose che possiamo sempre aggiustare.

Ho notato che spesso siamo molto più liberi se dobbiamo fare “solo” uno sketch. Quando però si passa al quadro vero e proprio tendiamo ad irrigidirci e cerchiamo di fare le cose “bene”. Di conseguenza personalmente non separo più i miei lavoro tra sketch, studi e quant’altro…inizio invece direttamente su tela e così la parte degli schizzi e dei piccoli errori diventa parte integrante del quadro finito.

Un artista che ti ha influenzato particolarmente? In che modo?

L’influenza maggiore su di me non è venuta da un singolo artista ma dalla scoperta del movimento surrealista -e i suoi rappresentanti- quando ero un ragazzino. Quell’idea di far scorrere il proprio potenziale creativo dall’inconscio…è allora che ho imparato che l’arte può fare molto di più che semplicemente rappresentare la realtà fisica e questo è stato essenziale per spingermi a realizzare il tipo di quadri che faccio adesso.

Una colonna sonora che vedresti bene per i tuoi lavori?

Preferibilmente il silenzio assoluto.

Sennò, se proprio volete sapere come è l’ambiente nel mio studio, ho sempre la musica a palla. La playlist di questi giorni è un misto eclettico di pezzi degli Swans, Sunn O))), Scott Walker, Boy Harsher e David Lynch…Poi, uno dei miei album preferiti che suona sempre al massimo volume è “Pornography” dei Cure…riesce sempre a calarmi nella giusta situazione.

Il miglior consiglio che hai ricevuto come pittore?

Lavora tutti i giorni. Poco o molto, lavora tutti i giorni.

Un artista che vuoi consigliarci?

Berlinde De Bruyckere…ancora spero un giorno di avere una delle sue creazioni in salotto!

Prossimi progetti?

Al momento i miei quadri sono all’interno di una grande mostra collettiva in Danimarca, mentre io sto lavorando  ad alcuni pezzi per dei prossimi eventi sempre in Danimarca e negli Stati Uniti.

Credits: John Reuss

Ecco alcuni contatti per seguire tutti i suoi lavori:

Website: http://www.johnreuss.com/

Instagram: https://www.instagram.com/jreuss/

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