Samuele Sestieri

In guerra: Il cinema politico e militante firmato Stephan Brizé.

Francia 2018
Regia: Stephan Brizé
Cast: Vincent Lindon, Mélanie Rover, Jacques Borderie, David Rey, Olivier Lemaire

Al cinema

Dimenticate armi e trincee, la guerra moderna lavora sull’eco mediatica. Nel film di Stephan Brizé un’azienda annuncia di chiudere e gli operai occupano la fabbrica. La paura, la rabbia, la sete di giustizia accendono i loro cuori: in fondo In guerra parla di utopia. Umiliata, sbeffeggiata, dimenticata, viene portata a nuova vita grazie alla linfa vitale del rappresentante sindacale Eric Laurent (interpretato da un magnetico Vincent Lindon). Per costruire un futuro migliore bisogna prima inventarlo.

In guerra è un film straordinario perché rinuncia a qualsiasi facile schematismo: sa bene che il mondo è un sistema complesso, dominato in modo inquietante dalla legge del mercato. Il potere è un organo anfibio, astratto e irraggiungibile. In mezzo ci sono le ipocrisie della politica, gli interessi della multinazionale, l’adattamento ai mezzi di informazione e comunicazione, le divisioni fra sindacati e operai. Alla fine, dentro questa macchina kafkiana in cui ognuno manifesta le proprie ragioni, quello che rischia di perdere tutto è l’essere umano.

Brizé, con questo film politico e militante, ha ancora il coraggio di credere nella lotta, cosciente che l’unico modo per cambiare il mondo sia quello di sfidare norme, codifiche e ruoli. Credere nell’impossibile quando tutto sembra perduto. Essere anacronistici, reinventare un immaginario e declinarne le nuove narrazioni. La guerra del titolo è un’ossessione che divora tutto, famelica e onnicomprensiva. Il resto si fa marginale: il film procede fino all’ultimo respiro e avvolge con il suo ritmo ferrato (incredibile come Brizé utilizzi i codici di un thriller tesissimo per farci entrare nella storia). La tensione si accumula in un crescendo quasi insostenibile.

Brizé sa benissimo che fare un film del genere, oggi, significa porre dei conflitti etici. Ma ancora prima di porli allo spettatore, lavora sul suo sguardo, fa di ogni inquadratura una precisa dichiarazione morale. La macchina da presa è sempre tra i personaggi, faccia a faccia, siano essi operai o padri di famiglia. In guerra ci ricorda che le rivoluzioni moderne partono dalle immagini e, con gli occhi ancora puntati ai fantasmi della Storia recente, nel finale dà vita a un gesto eclatante che inscena l’inizio di un nuovo mondo.

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