Davide Urani

“Io cerco equilibrio o, meglio, la mia definizione di equilibrio. Ampi spazi inabitati mi donano pace e l’idea che un individuo possa godere di questi spazi, senza disturbo e senza fretta, è la mia definizione di equilibrio. “

Come hai iniziato a fotografare? Quale è stato il richiamo di questo mezzo?

La fotografia è iniziata per caso e senza velleità alcuna. Mi sono appassionato all’architettura moderna molti anni fa fino a che decisi di documentare le opere che più mi colpivano. All’inizio era un semplice archivio ma velocemente la passione per la fotografia ha, di fatto, superato la passione per l’architettura ed ha allargato i miei interessi e la mia curiosità ben oltre il rapporto, seppur sempre intenso, con le grandi opere architettoniche.

“Walls and Strangers” è una serie dedicata al rapporto visivo tra esseri umani e le strutture degli edifici che caratterizzano il nostro habitat. In base a cosa scegli questi luoghi?

Fotografare per me è un’esperienza che inizia molto prima dello scatto. La ricerca è una parte importante della mia esperienza. Viaggio molto per lavoro e non perdo mai l’occasione per documentarmi su quali strutture possano appagare il mio occhio; ho centinaia di luoghi nel mio taccuino, visitati o da visitare e altri che mi hanno colpito così tanto che ho fotografato decine e decine di volte cercando sempre qualcosa di nuovo. Cerco stili lineari, in genere, grandi strutture che possano dare il senso di prospettiva, di scala e, nelle quali, inserire una figura umana che possa donare un’anima alternativa alla  composizione.

Per un lavoro simile mi immagino dei lunghi appostamenti per il momento decisivo…cosa ci dice questo dell’aspetto voyeuristico della fotografia?

E’ una parte integrante della mia esperienza: attendere che si formi davanti a me una scena che mi sono immaginato. Posso passare ore prima di fare un singolo scatto. Per questo parlo di fotografia come esperienza e come una combinazione di elementi: l’amore per l’architettura o per la natura riempie l’anima e rende l’attesa estremamente delicata e stimolante.

L’interazione tra esseri umani e gli spazi inabitati che li circondano torna in “Spaces”. Cosa ti affascina di questo tema? Quali sono gli elementi estetici che ricerchi?

Io cerco equilibrio o, meglio, la mia definizione di equilibrio. Ampi spazi inabitati mi donano pace e l’idea che un individuo possa godere di questi spazi, senza disturbo e senza fretta, è la mia definizione di equilibrio. Non ho dei rigidi canoni estetici ma prediligo un forte contrasto tra l’orizzonte (o la struttura) e l’individuo senza che altre forme “inquinino” la mia concezione di spazio.

Sei decisamente un appassionato del minimalismo…come definiresti questo genere? Cosa ti affascina in particolare di questo stile? Chi sono per te i maestri in questo campo?

Devo citare per forza il filosofo Richard Wollheim che definiva il movimento “Minimal Art” come la riduzione alle strutture elementari geometriche. Ecco, questo per me è il minimalismo: l’utilizzo del minor numero di elementi compositivi come colori o forme. Mi affascina la pulizia e l’equilibrio in una fotografia minimalista, la possibilità di interpretare o di scegliere arbitrariamente qual è il componente più rilevante della composizione. La pulizia e la linearità mi danno sempre una grande sensazione di pace. Le opere di Lea De Meulenaere sono sempre state di grande ispirazione per me.

Nell’architettura trovi un altro soggetto preferito per le tue foto. Come cerchi di personalizzare le foto di luoghi che sono lì “indifferentemente” per tutti? Quali sono gli elementi architettonici che più ammiri?

Cerco di interpretare un’opera attraverso prospettive che ritengo meno banali. E’ difficilissimo e non sempre si riesce ma anche solo la ricerca rende l’esperienza più appagante. La più grande soddisfazione, per me, è quando un mio scatto viene ammirato per ciò che rappresenta non per cosa immortala. Anzi, ancora più grande è la soddisfazione quando l’elemento architettonico non viene nemmeno riconosciuto: è una sfida esaltante. Sono un appassionato dell’architettura ecclesiastica post conciliare, le chiese moderniste. Non necessariamente “belle” nell’interpretazione più canonica dell’estetica pura ma ricche di significato. Molte mie fotografie sono di chiese, ne ho visitate a decine in tutto il mondo.

Se ho capito correttamente per vivere non fai il fotografo…È una scelta? Se sì, dettata da cosa? Pensi un giorno di farne la tua professione?

Diciamo che la fotografia è una passione e non un sogno. La mia carriera è decisamente più importante della fotografia in questo momento. Se un giorno diventare un fotografo professionista dovesse diventare un sogno, non avrò problemi a perseguirlo.

Un artista che ci vuoi segnalare? Perchè?

Serge Najjar, uno dei più vivi ed ingegnosi fotografi minimalisti: le sue geometrie sono sempre perfette. Valentina Loffredo, un occhio delicato e un delizioso senso  della composizione.

Prossimi progetti fotografici?

Continuerò la mia esperienza di ricerca ma, a parte questo, mi sto appassionando ai video “time lapse”. Spero di avere sufficiente tempo per poter sperimentare qualcosa di appagante.

Credits: Davide Urani

Ecco alcuni contatti per seguire tutti i suoi lavori:

Website: http://www.omniamundamundis.com/bio/

Instagram: https://www.instagram.com/omniamundamundis/

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