Christian Klute

Christian Klute: “Il realismo in sé non è altro che un insieme di elementi astratti organizzati in maniera tale che il cervello umano sia in grado di tradurli in qualcosa che riconosciamo, come un paesaggio o un volto”

Ricordi il momento in cui hai capito che la pittura era la strada che dovevi percorrere?

È stato un processo molto lungo e anche abbastanza lento perché ho incontrato l’arte relativamente tardi, verso la metà dei miei vent’anni. La creatività si è fatta largo in me attraverso un lavoro come media designer dove dovevo fare l’editing di alcune fotografie di un evento di bodypainting…questo ha attivato in qualche modo la mia anima artistica e mi ha spinto a realizzare alcuni collage digitali. Così  ho iniziato a disegnare e poi a dipingere…man mano che la cosa continuava a crescere e a coinvolgermi sempre di più.

I tuoi quadri hanno un che di oscuro. Come definiresti l’estetica che cerchi e le sensazioni che vuoi trasmettere?

Per me quello che conta è l’atmosfera sublime creata dalle tonalità scure e terrose. Ho sempre apprezzato questo aspetto dei lavori di Rembarndt e dei della scuola dei tonalisti. È la calma e la profondità che queste opere irradiano che mi cattura… nel mio lavoro esploro la mia versione di queste sensazioni.

È per questo che ci sono pochi colori nei tuoi quadri? Cosa ti attrae di questa soluzione?

C’è qualcosa nelle immagini poco cromatiche che mi prende. Forse è questo effetto così uniforme e un po’ zen che mi attrae così tanto. Ovviamente mi piacciono anche i lavori coloratissimi di altri pittori, ma quando penso al tipo di arte che mi muove di più, in genere si parla di creazioni con un numero molto limitato di colori.

christian klute
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Sul tuo blog ripercorri i passi dietro lo sviluppo di una tecnica pittorica personale. Da dove è nata questa necessità? Ripensandoci, quali sono gli artisti che possono averti influenzato?

Ho sempre apprezzato la sperimentazione e la ricerca di modi non convenzionali di fare le cose…e questa tendenza mi si è pure amplificata dopo il workshop a cura di Jeremy Mann che ho fatto nel 2017. Questo ha dato il via ad un percorso, tutt’ora attivo, di autoscoperta e ad un approccio alla pittura basato puramente sulla mia intuizione “di pancia” piuttosto che sull’obbedienza cieca ai metodi convenzionali.

Come si potrebbe riassumere in poche parole questa tua tecnica?

È sostanzialmente una tecnica basata sulla sottrazione: copro la tela con pittura ad olio e poi riscavo via la luce rimuovendo la copertura iniziale, utilizzendo vari mezzi come spazzole di gomma ed asciugamani. In questo modo la luce risplende attraverso un sottile strato di pittura e viene riflessa dalla parte bianca. Tutto questo mi permette di poter lavorare su texture molto diverse, e con effetti che sarebbe difficile ottenere con i metodi convenzionali.

Che ci dici del tuo processo creativo?

La struttura del mio processo sono un insieme di routine quotidiane che mi fanno fare cose creative a prescindere da come mi sento quel giorno o da quanto io sia ispirato. Dipingo tutti i giorni, e ora che sto terminando una fase di pratica lunga 19 mesi, fotografo anche regolarmente nuovi motivi e sperimento ogni genere di idea. Adire il vero, sto ancora lavorando per trovare l’equilibrio tra le tante cose da fare a dire il vero. Non ci sono abbastanza ore in una giornata!

I tuoi lavori, in particolare alcuni, richiamano un certo stile fotografico del secolo scorso. Qual’è la tua relazione con la fotografia? Quali sono i fotografi che in particolare influenzano il tuo stile?

Quando ho iniziato a sviluppare la mia tecnica personale ho realizzato un gran numero di piccoli “studi” per sperimentare approcci diversi. Quando ho finalmente trovato la mia tecnica e ho iniziato ad accumularne una certa esperienza, ho utilizzato le fotografie come riferimento per padroneggiarla meglio. Mi serviva quindi un grande stock di foto per alimentare questo lavoro continuo. È così che ho ho conosciuto il “Pittorialismo”, un movimento fotografico di fine ‘800. È stato un incontro perfetto perché rappresenta molto bene il look che cerco per i miei quadri e mi ha fornito centinaia di foto in bianco e nero su cui esercitarmi. I miei preferiti di questo genere sono Edward Steichen, Leonard Misonne ed Eugène Atget.

Il pittore Ken Danby ha detto che “il realismo e l’astrattismo lavorano al meglio insieme”. Cosa pensi di questa affermazione?

Condivido pienamente, e aggiungerei che il realismo in sé non è altro che un insieme di elementi astratti organizzati in maniera tale che il cervello umano sia in grado di tradurli in qualcosa che riconosciamo, come un paesaggio o un volto. Un aspetto importante della mia pittura è proprio quello di alterare questo chaos organizzato fino ad ottenere un risultato in cui c’è la giusta dose di realismo per capirci qualcosa, e di astrazione per rendere il quadro eccitante. Trovare questo punto d’equilibrio è per me uno degli aspetti più stimolanti della pittura.

Un artista che vuoi mettere in luce? Perchè?

Sicuramente Jeremy Mann. Una persona che è una vera e propria fonte di ispirazione e a cui io devo parecchio. Oltre alla sua arte consiglio di dare una guardata alle sue interviste ed al suo documentario.

Prossimi progetti?

Al momento sto lavorando ad alcuni pezzi per una mostra collettiva oltre a sperimentare con elementi di collage da inserire nei miei quadri.

Credits: Christian Klute

Ecco alcuni contatti per seguire tutti i suoi lavori:

Website: https://christianklute.com/

Instagram: https://www.instagram.com/christiankluteart/

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