Samuele Sestieri

La chiusura ideale della trilogia di Martone inaugurata con Noi Credevamo.

Italia, Francia 2018
Regia: Mario Martone
Cast: Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Eduardo Scarpetta

Al cinema

Non tutti sanno che in tempi non sospetti – agli inizi del Novecento – il pittore Karl Diefenbach fondò una comune assolutamente non convenzionale a Capri: i suoi componenti erano persone desiderose di tornare a stili di vita più semplici e primitivi, esaltati dai legami con la Madre Terra, immersi fisicamente e psichicamente nella natura, nudisti e vegetariani prima del tempo, utopisti all’inseguimento della pace e della fratellanza universale.

Mario Martone, dopo la chiusura del leopardiano Giovane Favoloso, parte da dove ci aveva lasciati nel film precedente: Capri, sognante e bellissima. La protagonista, Lucia (Marianna Fontana, strepitosa), è una giovane capraia che non sa leggere né scrivere. La donna viene attratta dalla comune del pittore, a malapena tollerata dagli abitanti del luogo. Il film racconta la sua graduale emancipazione dalla famiglia e da un destino già scritto: poco conforme al proprio tempo, Lucia si configura come una sorta di eroina femminista ante-litteram. Fuori, la prima guerra mondiale incombe e tutta l’Europa è in subbuglio. Capri-Revolution è un filo teso fra due crinali: da una parte la mentalità positivista inizio novecentesca, che credeva ciecamente nella scienza e nell’uomo come centro del creato, dall’altra quella spiritualista di una comunità attratta dal potere dionisiaco della danza, dall’alchimia e dalle forze irrazionali della natura.

Martone conclude la sua trilogia ideale sulla storia del nostro paese: dal risorgimentale e troppo spesso sottovalutato Noi Credevamo all’Italia delle grandi speranze (e delle enormi ipocrisie) de Il Giovane Favoloso. Con Capri-Revolution mette in scena la fine di un mondo e di un’intera realtà: in bilico tra scienza e magia, tra guerra e rivoluzione. Con eco rosselliniana, Martone destruttura i meccanismi della fiction nostrana, sovvertendoli dall’interno e producendo un cinema ipnotico ed avvolgente. Realizza un film sbilenco, asimmetrico, squisitamente disequilibrato, attraversato da forze eterogenee, tensioni belliche ed estasi in volo. E trova nel volto duro ma candido di Lucia il miraggio di un futuro diverso (e noi già sogniamo un quarto capitolo americano).

12 Condivisioni