Samuele Sestieri

Alle radici dell’immaginario che ha fagocitato la realtà

Italia 2014
Regia: Franco Maresco
Disponibile in DVD e BLURAY

Franco Maresco è un autore lucido, distante, sofferente, vero e proprio outsider del cinema nostrano. Molti lo ricorderanno ancora per l’incredibile sodalizio negli anni novanta con Daniele Ciprì, per i siparietti grotteschi di Cinico Tv su Rai Tre. La coppia da anni si è sfaldata: Maresco è diventato un vero e proprio cineasta invisibile. Con Belluscone – Una storia siciliana realizza uno dei film italiani più importanti degli ultimi anni. Siamo nel 2014, lo scenario politico era differente e il film apriva uno squarcio dolente nella geografia berlusconiana della nostra penisola.

Raccontare una storia siciliana significava raccontare una storia italiana. Al centro non il Cavaliere ma la Sicilia del berlusconismo, della scena neomelodica, delle feste in piazza, di Ciccio Mira organizzatore di eventi, nostalgico della mafia di un tempo. Fare un film su Berlusconi per Maresco voleva dire indagarne le radici culturali, per ricordare come il berlusconismo fosse (ma qui anche il presente sarebbe opportuno) una logica insediata nelle menti degli italiani, un modo di vedere il mondo. Maresco – forse insieme solo a Moretti – è stato l’unico regista italiano ad aver capito che per parlare di Berlusconi bisognava guardare in faccia le persone e lasciare il Cavaliere il più possibile fuori campo.

Quello di Maresco non è un film di denuncia, ma un’indagine tragicomica, crepuscolare, sulla frustrazione di un paese ammalato di immagini, su un mondo risucchiato dallo spettacolo e dalla febbre da palcoscenico. La storia, dunque, di un’Italietta dal cuore infranto: Belluscone racconta come la televisione, le divette, le superfici siano usciti dallo schermo e abbiano invaso la realtà. Ma – come ogni grande film politico – Belluscone è anche un film sull’autore: invisibile, nauseato, marginale, sul viale del tramonto ma caustico come mai. L’immaginario italiota si scopre intrinsecamente horror, svelando un’intera galleria di freaks da talk show. Il sentimento che predomina è quello dell’estraneità: un sentirsi fuori dal proprio tempo, senza alcuna possibilità di reintegrazione. L’aspetto stupefacente di questo film testamentario (che poi, per fortuna, non lo è stato) è l’idea di un uomo che si mette a nudo con una sincerità disarmante e nel farlo rivela i fantasmi di un intero paese. Da recuperare assolutamente.

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