Paolo Pirani

Andrè Kertèsz e l’ode dell’amatore

André Kertész (1894-1985) è tra i grandi esponenti della fotografia, tra i primi ad aver intrapreso servizi fotografici. I suoi scatti sono considerati fondamentali soprattutto nella storia del foto giornalismo.
Indubbiamente non era un dilettante; almeno nel significato diminutivo spesso dato a questa parola. Il dilettante è quello che non ce l’ha fatta, quasi un principiante. Ma la parola nasconde molto di più. La caratteristica del dilettante, o meglio ancora dell’amatore, è quella di amare quello che si fa e di farlo per il semplice gusto di farlo. E’ la passione quella di cui stiamo parlando, e di cui parlava Kertész.

“Non occorre sperare per intraprendere, né riuscire per perseverare”
Gugliemo I d’Orange

Essere amatori comporta due cose importanti. Intanto l’essere liberi, liberi da un tornaconto. Non per denaro, non per fama, non per essere ammirati; ma semplicemente per il gusto di farlo. Nulla contro i professionisti, se sono amatori riusciti a fare della loro passione una professione!
“Impara le regole come un professionista, in modo da poterle rompere come un artista” Pablo Picasso
La passione dell’amatore significa libertà di sbagliare, significa avere gli occhi di un esploratore oltre i confini. Significa prima di tutto godere.
Quella che il fotografo Kertész voleva tenersi stretta era questa prospettiva, questo elisir di eterno entusiasmo. G.K Chesterton sosteneva che “se una cosa vale la pena farla, vale la pena farla male”. E’ questa la forza del dilettante: trovare piacere in quello che fa, inseguire la propria passione oltre l’ostacolo del risultato e per assurdo (ma nemmeno troppo) raggiungerlo meglio del professionista.
Il rapporto tra arte, passione e professionalità non è una questione da poco.
Voi cosa ne pensate?

Credits by: Andrè Kertesz

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